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Wikinomics: L'Incontro di Ieri Sera con Don Tapscott
Ieri sera, all'Hotel Principe di Savoia, a Milano, si e' tenuto un Incontro con Don Tapscott, co-autore del libro Wikinomics (che sto leggendo, ma il tempo e' abbastanza tiranno in questi giorni, quindi sono solo a meta' :P).
L'evento e' stato organizzato da The Ruling Companies Association, e come gia' l'anno scorso per l'incontro con Chris Anderson, ha visto qualche blogger tra gli invitati.
Dell'anno scorso non ricordo granche' (e' passato tanto tempo :P), ma di ieri sera ci sono alcune cose che mi hanno colpita.
In primo luogo, di Blogger conosciuti ce n'erano pochi: Mafe, Lele, Zamperini, Alessio, e Tiziano.
Per il resto, mi e' quasi sembrato di risentire un riassunto del libro (che sto leggendo, come ho gia' scritto), probabilmente orientato a coloro i quali, provenienti da ambienti lavorativi differenti, non hanno mai avuto occasione per sentirne parlare.
Ebbene, proprio su questo ho alcune perplessita'.
Tapscott, gia' nel libro, propone come via per le imprese la cooperazione con le masse, con i loro stessi clienti, con i loro utenti...
Tutte cose bellissime, per carita', ma che andrebbero un po' contestualizzate.
Perche' se e' vero che cooperare per sviluppare un prodotto con quelli che saranno gli utenti finali del prodotto stesso porta a produrre un qualcosa di molto migliore, e' anche vero che non in tutte le realta' questo e' possibile.
I vari paesi mondiali hanno differenti culture, ed una cultura della cooperazione cosi' "estremizzata" in Italia pochi ce l'hanno.
L'auto-organizzazione, spesso, in Italia fallisce, almeno in alcuni ambiti che ho potuto vedere.
Dove, invece che puntare ad occuparsi di cio' che si conosce e si e' in grado di fare meglio, si cerca sempre di avere ruoli meno tagliati per le proprie capacita', ma di emergere ed occupare posizioni piu' "alte", piu' "visibili".
Il risultato e' che, anziche' lavorare al massimo per il "bene comune", molte persone cercano di "farsi notare", cosa che in un'ottica di cooperazione e di auto-organizzazione non porta nulla di buono.
L'altro aspetto, molto attuale in questo periodo, riguarda il rapporto tra i bambini ed Internet (e la tecnologia in generale).
Se Tapscott dichiara infatti che Internet e' bene, che i ragazzi utilizzando il mezzo in modo critico, utilizzandolo per partecipare a progetti anche sociali, diventano piu' intelligenti, anche questo punto e' da rivedere.
Una tale generalizzazione e' infatti un errore.
Non tutti i ragazzini sono in grado di utillizzare Internet in modo critico.
Molti semplicemente cercano quello che vogliono su Internet (Google), clickano sul primo risultato e sono anche in grado di arrabbiarsi se quel risultato non li porta immediatamente alla "soluzione del problema", senza per questo tornare indietro e leggere, in modo critico appunto, le brevi descrizioni delle pagine che stanno per visualizzare.
Per non parlare dell'utilizzo passivo/attivo del mezzo.
Se infatti la televisione ed i videogiochi sono "negativi" perche' utilizzati "passivamente" (e quindi, bene o male, "anestetizzano" i giovani cervelli), Internet utilizzata alla stessa maniera produce lo stesso risultato, e i video su YouTube diventano l'integrazione a cio' che gia' c'e' in televisione, guardati come si guarda la televisione, semplicemente passando da uno all'altro senza nemmeno leggerne le descrizioni (che tanto sono in inglese, quindi "non comprensibili" -.-).
Il problema e' che in Italia, da questo punto di vista, siamo abbastanza indietro.
E anche in questo caso (dei ragazzini) c'entra la cooperazione, anzi, la mentalita'.
Quando Tapscott diceva che i ragazzini moderni vogliono i telefoni di ultima generazione perche' cosi' possono socializzare, possono effettuare richerche su Internet, ed utilizzare Internet come la utilizziamo noi (aumentare la cultura e la conoscenza), quello che ho visto io e' diverso.
Il telefono di ultima generazione e' desiderato perche' "figo".
Ed infatti conta molto l'estetica, conta molto cio' che possiede il resto del "branco".
E se quindi un utilizzo "sano" di Internet come mezzo per fare e trovare piu' o meno qualunque cosa e' "bene", e' "bene" solo quando la societa', intesa nel modo piu' globale, spinge i giovani individui a formarsi una propria personalita', cosa che la societa' Italiana non e' (ancora?) in grado di fare, almeno non tutta.
E' pur vero che gli esempi ci sono da entrambe le parti, ma quindi diventa ancora piu' vero che la generalizzazione e' un errore, e anche qui (anzi, soprattutto qui), bisognerebbe guardare la realta' con quello spirito critico e di analisi che Tapscott ritiene indispensabile per un utilizzo "sano" di Internet.






Interessante! Non hai fatto nessun video?
Purtroppo in questo periodo ho qualche problema organizzativo, e mi sono mossa un po' tardi per quello che riguardava le riprese :(
Prossima volta cerchero' di muovermi prima :P
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=> Don't Let Your Fears Stand In The Way Of Your Dreams! <=
Condivido le tue perplessità su alcuni dei punti espressi da Tapscott. Soprattutto sul tema della net generation lui ha sicuramente generalizzato e la maggior parte degli adolescenti, almeno qui in Italia, è lontana anni luce dalle sue teorie.